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La scuola del popolo di Freinet (54/63)

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rossi elena

Donnerstag, 3. Oktober 2019

Zuletzt geändert:
Mittwoch, 9. Oktober 2019

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Nel testo la Scuola del popolo (C. Freinet, La scuola del popolo, Roma, Editori Riuniti, 1973) Célestin Freinet, maestro e pedagogista nato a Garg sulle Alpi Marittime da una famiglia di contadini nel 1896, afferma che il compito primario della scuola è “quello di preparare alla vita”, aprendo la scuola al mondo reale che sta al di fuori di essa.  

L’esigenza da lui espressa di “aprire la scuola” all’esterno nasce dal suo percorso biografico: nel 1915 Freinet viene chiamato alle armi e in guerra fu ferito gravemente ai polmoni.  Nominato nel 1920 maestro in un piccolo paesino di montagna, dopo aver rifiutato la pensione di invalidità, si ritrova in un ambiente mal sano che gli impedisce, e impedisce ai suoi alunni, di far lezione al chiuso.

 L’aula che lo accoglie era simile a tante di quell’epoca: "banchi disposti in file rigide, predella per il maestro, attaccapanni fissati al muro, lungo i muri grigi qualche carta geografica della Francia, alcuni cartelloni murali del sistema metrico, simbolo d’immobilità e di silenzio”.

Avverte così l’esigenza di modificare l’ambiente e insieme ad esso i metodi dell’insegnamento tradizionale, definito da lui autoritario e repressivo. Sposta la cattedra a livello dei banchi dei suoi alunni, e decide di predisporre nelle aule scatole di lavoro per esperimenti, l’allestimento di specifici laboratori nell’ambito della scuola, soprattutto per attività manuali: la coltivazione di fiori e piante; la cura di animali.

Il laboratorio era per Freinet qualcosa di molto concreto dove il bambino poteva usare mani e cervello per costruire qualcosa. C’era nelle sue scuole un laboratorio di falegnameria, di creazione di materiali per la documentazione, uno di espressione grafica, un laboratorio musicale e altri.

Nel 1928 con il contributo di Élise, la giovane maestra che divenne sua moglie, fonda la CEL (Coopérative de l’enseignement laïc) che due anni dopo contava già oltre un centinaio d’insegnanti.

Nel 1935 a Vence, in mezzo alla natura, fa costruire con l’aiuto di alcuni volontari, i primi edifici dell’École Freinet, scuola nata con laboratori, senza classi, un grande orto e molti spazi all’aperto per studiare e lavorare.

Nel 1939, scoppiata la guerra, Célestin Freinet viene arrestato e poi internato nel campo di Saint-Maximi e la scuola di Vence fu chiusa.   In prigionia C. Freinet inizia le sue opere maggiori che terminò anni dopo. Nel dopoguerra riprende, in continuo progresso, l’attività della CEL e della scuola di Vence.

Muore a Vence l’8 ottobre 1966, quando la sua scuola è ancora privata. Élise continua a dirigere l’attività editoriale e della scuola per altri quattro anni. Dalla scuola fondata dal grande pedagogista e maestro passarono   grandi artisti nella scuola, da Picasso a Matisse, da Chagall a Braque.

Il movimento Freinet, rappresenta ancora oggi la punta più avanzata della pedagogia democratica in Europa.

Nel 1958 viene fondato sul modello dell’“L’Ecole Moderne” FIMEM (Fédération Internazionale des Mouvements de Ecole Moderne) con sede a Bruxelles.

In Italia è stato creato nel 1951 il CTS (Cooperativa della Tipografia e Scuola) che nel 1956 si è trasformato nell’attuale MCE (Movimento di Cooperazione Educativa) che pubblica una rivista omonima e ha rappresentanti soprattutto a Firenze, presso “Scuola-Città Pestalozzi” creata da Ernesto Codignola, a Torino a Milano, Bari.

1. scuola popolo Freinet

fonte imm.:freinet-kooperative.de/grundlagen/einfuehrung/biographie-celestin-freinet/

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