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Arredo scolastico come facilitatore dell'apprendimento (49/63)

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rossi elena

Donnerstag, 3. Oktober 2019

Zuletzt geändert:
Mittwoch, 9. Oktober 2019

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In un articolo Breithecker, pedagogista e membro dell'associazione International Ergonomics Association e coordinatore del Progetto “Scuole in movimento”, ci racconta di come con l'ingresso a scuola trasformiamo i nostri bambini da “bambini in gioco” a bambini seduti.

foto terzo ed3

(Breithecker D., “Bewegung ein Stück Lebensqualität”, AOL Verlag , p. 8. )

L’immagine del bravo scolaro associata alla sua passività motoria e al suo stare in silenzio è molto frequente nell'immaginario di noi adulti, perseguita da molti docenti e non sempre rispettata dagli alunni.

I messaggi del linguaggio non verbali che gli alunni seduti ai banchi inviano come l'incessante dondolarsi con la propria sedia, il continuo picchiettare i polpastrelli o la matita che si ha in mano sulla superficie del banco, il tentennare un piede o una gamba, mordicchiare la matita, toccarsi i capelli, rimandano ad un’irrequietezza non risolta e spesso non accolta.

Non possiamo, rovesciando la prospettiva pensare che questa micromobilità prima di essere un’espressione di una difficoltà di apprendimento sia invece la una reazione sana a una “insana” costrizione?

Non sono i bambini che si devono conformare al rigido ambiente in cui sono costretti a passare la maggior parte del loro tempo: è la scuola che deve “umanizzarsi”.

E’ perciò necessario pensare ad essa come “corpo” dotato” di una sua fisicità che si riflette negli spazi scolastici, negli arredi, negli oggetti che la popolano” . Questi spazi e luoghi devono lasciare spazio al corpo, alla sua necessità di espressione e di relazione.

L'arredo infatti,dai banchi alle sedie, al guardaroba, ai ripiani, alle biblioteche, ai giochi didattici, al corridoio fino ai materiali e alle loro finiture, può essere considerato “un significante e un portavoce dell'insegnamento e  gli oggetti hanno la potenzialità di essere estensioni della mano e della mente, sono strumenti di apprendimento”

(Weyland F., Fare scuola. Un corpo da reinventare, Guerini, 2014, p. 23-25).

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